ovvero: dal pre-espressivo
attraverso il vissuto consapevole
all’espressivo
1) Tecnica
brechtiana, detta anche tecnica della citazione e dello
straniamento:
a)
molto utile in caso ci sia imbarazzo ad esprimere un fatto, raccontare un
sentimento provato in una data situazione, cosa è successo con una persona,
ecc. Si chiede alla persona di fingere di essere un’altra persona, testimone
dell’accaduto, in grado quindi di raccontare i fatti – fare la citazione
– straniandosene emotivamente, magari anche assumendo altro corpo, altra voce,
età ecc.
b)
oppure – nel caso della recitazione – se le parole vengono dette da
chi agisce in modo “finto”, lo straniamento garantirà la spontaneità
che manca alla ripetizione dell’azione.
c)
Con tale tecnica, in caso di conflitto all’interno del gruppo di
lavoro, sorto, poniamo, tra A e B, si può chiedere a C di raccontare quanto
accaduto, ovvero fare la citazione, facendo le parti di entrambi: tutto
il gruppo vedrà il conflitto dal di fuori, compresi i diretti interessati.
2)
Tecnica dello scambio di ruolo
a) modalità valida, sempre in caso di conflitto tra due (o più) all’interno del gruppo, quella di far ripetere l’accaduto invertendo le parti. Questa presa di coscienza viene stimolata, anche nelle situazioni più pacifiche e senza apparenti conflitti, attraverso l’esercizio “vittima e carnefice”, con modalità espressive sia gestuali che vocali.
b) Esilarante e costruttivo, nel corso della recitazione, invertire i ruoli: fa prendere coscienza agli interpreti della propria espressività, e spezza l’eventuale mancanza di energia causata dalla ripetitività.
3) Tecnica del dialetto:
a) efficace all’espressione di ogni singolo, all’interno del gruppo, sia per azioni individuali sia per relazioni tra più persone, trasporre quanto si è precedentemente espresso – o, al contrario, si ha difficoltà ad esprimere – nel proprio dialetto, o nella propria lingua madre, o in una lingua straniera a scelta.
b) Dal punto di vista delle tecniche espressive, questa aiuta a uscire dalla solita trappola della recitazione falsa, stonata o priva di vitalità.
4) Tecnica delle opposizioni
partendo
· dalla consapevolezza delle linee di equilibrio nel corpo, e delle forze opposte e contrarie che mantengono l’equilibrio anche in situazioni di precarietà dell’equilibrio stesso e in posture extra quotidiane
· dalla consapevolezza/verifica delle posture del corpo, dei toni di voce e della respirazione corrispondenti a differenti emozioni, consapevolezza ottenuta attraverso esercizi come:
- il respiro individuale
- il respiro collettivo
- l’imitazione di sé
- l’imitazione dell’altro
- la ripetizione dell’imitazione
- l’azione a specchio
- l’ascolto di sé
- l’ascolto dell’altro
- il movimento minimo, il gesto amplificato e ridotto
si arriva a dare segno emozionale, energetico e fisico opposto sia
- nell’intenzione
- nell’atteggiamento gestuale
- nell’atteggiamento vocale
il che equivale a guardare e a sentire da un altro punto di vista e ad uscire dagli schemi abituali di comportamento.
Queste tecniche – raggiungere il segno opposto, citare, scambiare il ruolo, cambiare lingua, sperimentare linguaggi gestuali e vocali – aiutano, nella vita come sulla scena, ad acquisire consapevolezza delle proprie modalità di espressione e di relazione con gli altri, ad ampliare le proprie capacità espressive, a migliorare la propria vita di relazione, e, soprattutto, aiutano a scegliere gli atteggiamenti e le espressività future.
Claudia Palombi
Nata a Roma, si trasferisce a Bologna, dove si laurea
al DAMS con Fabrizio Cruciani. Si forma nella pratica teatrale in seminari
internazionali - Grotowski, Barba, Ichikawa Ennosuke III, Living Theatre, Roy
Bosier e altri. Lavora come attrice e regista in teatro e in programmi
radiotelevisivi RAI. Conduce laboratori teatrali sulle tecniche espressive per
attori, operatori culturali e nelle scuole di ogni ordine e grado. Dal 1990
insegna dizione, recitazione e uso della voce in scuole private e in corsi CEE.
Allestisce spettacoli/saggio con gli allievi, come autrice e regista.
Nel
1996 fonda l’associazione culturale Solidago,
in cui attiva: corsi di ginnastica armonica,
stile personale di lavoro sul corpo-mente; seminari stagionali di ben/essere;
guida il laboratorio teatrale Fateatro,
e per esso mette in scena Il Narratore,
Duemila e una storia, Babajaga
racconta, Arkana Morgana, Il conto della conta, Argante racconta
e altri eventi – tra cui i Riti degli elementi e il Rito della Luna.
Oltre ad
aver tradotto dal francese volumi sul teatro – in particolare ha curato W.
Weiss, Educare la voce (Audino Editore, 2002) – ha scritto: Il Gergo del teatro - L'attore italiano di tradizione (Bulzoni,
1986); Ermete Novelli (Guaraldi 1994);
Fa-Re teatro nella scuola (Armando, 1998); Argante,
Bea e gli altri (Armando, 1998). Finalista e menzionata in alcuni concorsi
di letteratura per l’infanzia, è vincitrice del premio Il racconto del
nonno 2001 con la fiaba Artemisia e il tesoro delle fate. La sua più
recente opera è La spirale magica (Armando, 2003) finalista al premio
Colette Rosselli 2005.
Lessico Interculturale (edizioni EMI)
Teatro
Rientra fra le forme espressive che meglio afferiscono all’interculturalità. Attraverso il teatro è possibile percepire come ogni popolo interpreti interrogativi ed inquietudini universali.
Riveste, inoltre, una grande importanza non solo come fruizione, ma anche in quanto esplicazione della metodologia di animazione . Le possibili modalità di drammatizzazione richiedono, infatti, un’integrazione di diversi linguaggi (motorio, mimico, gestuale, musicale, grafico-pittorico, linguistico), per cui il fare teatro risulta estremamente funzionale all’acquisizione delle tecniche della comunicazione e, in più, all’instaurazione di un effettivo clima di cooperazione in vista di un obiettivo comune.
In ambito scolastico trova attuazione nell’attività laboratoriale che – come recita la recente CM n.29 del 5 marzo 2004 - “costituisce in generale una metodologia didattica da promuovere e sviluppare nei diversi momenti ed articolazioni del percorso formativo e da ricomprendere in un quadro didattico e organizzativo unitario. Essa, in particolare, viene assunta quale modalità operativa necessaria per la realizzazione di interventi su gruppi elettivi, dio compito o di livello finalizzati al consolidamento e alla personalizzazione degli apprendimenti”, per cui sviluppa interessanti sinergie con gli obiettivi specifici dell’educazione interculturale.
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