Claudia Palombi

 

PROGETTO INTERCULTURALE DI INTEGRAZIONE E RELAZIONE

 

Appunti su alcune tecniche per una traccia di lavoro nelle classi superiori

ovvero: dal pre-espressivo

attraverso il vissuto consapevole

all’espressivo

 

1) Tecnica brechtiana, detta anche tecnica della citazione e dello straniamento:

 

a)     molto utile in caso ci sia imbarazzo ad esprimere un fatto, raccontare un sentimento provato in una data situazione, cosa è successo con una persona, ecc. Si chiede alla persona di fingere di essere un’altra persona, testimone dell’accaduto, in grado quindi di raccontare i fatti – fare la citazione – straniandosene emotivamente, magari anche assumendo altro corpo, altra voce, età ecc.

b)     oppure – nel caso della recitazione – se le parole vengono dette da chi agisce in modo “finto”, lo straniamento garantirà la spontaneità che manca alla ripetizione dell’azione.

c)      Con tale tecnica, in caso di conflitto all’interno del gruppo di lavoro, sorto, poniamo, tra A e B, si può chiedere a C di raccontare quanto accaduto, ovvero fare la citazione, facendo le parti di entrambi: tutto il gruppo vedrà il conflitto dal di fuori, compresi i diretti interessati.

 

2)  Tecnica dello scambio di ruolo

 

a)     modalità valida, sempre in caso di conflitto tra due (o più) all’interno del gruppo, quella di far ripetere l’accaduto invertendo le parti. Questa presa di coscienza viene stimolata, anche nelle situazioni più pacifiche e senza apparenti conflitti, attraverso l’esercizio “vittima e carnefice”, con modalità espressive sia gestuali che vocali.

b)     Esilarante e costruttivo, nel corso della recitazione, invertire i ruoli: fa prendere coscienza agli interpreti della propria espressività, e spezza l’eventuale mancanza di energia causata dalla ripetitività.

 

3)  Tecnica del dialetto:

 

a)     efficace all’espressione di ogni singolo, all’interno del gruppo, sia per    azioni individuali sia per relazioni tra più persone, trasporre quanto si è precedentemente espresso – o, al contrario, si ha difficoltà ad esprimere – nel proprio dialetto, o nella propria lingua madre, o in una lingua straniera a scelta.

b)     Dal punto di vista delle tecniche espressive, questa aiuta a uscire dalla solita trappola della recitazione falsa, stonata o priva di vitalità.

 

4)  Tecnica delle opposizioni

 

         partendo

·        dalla consapevolezza delle linee di equilibrio nel corpo, e delle forze opposte e contrarie che mantengono l’equilibrio anche in situazioni di precarietà dell’equilibrio stesso e in posture extra quotidiane

·        dalla consapevolezza/verifica delle posture del corpo, dei toni di voce e della respirazione corrispondenti a differenti emozioni, consapevolezza ottenuta attraverso esercizi come:

-        il respiro individuale

-        il respiro collettivo

-        l’imitazione di sé

-        l’imitazione dell’altro

-        la ripetizione dell’imitazione

-        l’azione a specchio

-        l’ascolto di sé

-        l’ascolto dell’altro

-        il movimento minimo, il gesto amplificato e ridotto

 

si arriva a dare segno emozionale, energetico e fisico opposto sia

-        nell’intenzione

-        nell’atteggiamento gestuale

-        nell’atteggiamento vocale

 

il che equivale a guardare e a sentire da un altro punto di vista e ad uscire dagli schemi abituali di comportamento.

 

Queste tecniche – raggiungere il segno opposto, citare, scambiare il ruolo, cambiare lingua, sperimentare linguaggi gestuali e vocali – aiutano, nella vita come sulla scena, ad acquisire consapevolezza delle proprie modalità di espressione e di relazione con gli altri, ad ampliare le proprie capacità espressive, a migliorare la propria vita di relazione, e, soprattutto, aiutano a scegliere gli atteggiamenti e le espressività future.

Claudia Palombi

Claudia Palombi

Curriculum in sintesi

Nata a Roma, si trasferisce a Bologna, dove si laurea al DAMS con Fabrizio Cruciani. Si forma nella pratica teatrale in seminari internazionali - Grotowski, Barba, Ichikawa Ennosuke III, Living Theatre, Roy Bosier e altri. Lavora come attrice e regista in teatro e in programmi radiotelevisivi RAI. Conduce laboratori teatrali sulle tecniche espressive per attori, operatori culturali e nelle scuole di ogni ordine e grado. Dal 1990 insegna dizione, recitazione e uso della voce in scuole private e in corsi CEE. Allestisce spettacoli/saggio con gli allievi, come autrice e regista.

 Nel 1996 fonda l’associazione culturale Solidago, in cui attiva: corsi di ginnastica armonica, stile personale di lavoro sul corpo-mente; seminari stagionali di ben/essere; guida il laboratorio teatrale Fateatro, e per esso mette in scena Il Narratore, Duemila e una storia, Babajaga racconta, Arkana Morgana, Il conto della conta, Argante racconta e altri eventi – tra cui i Riti degli elementi e il Rito della Luna.

Oltre ad aver tradotto dal francese volumi sul teatro – in particolare ha curato W. Weiss, Educare la voce (Audino Editore, 2002) – ha scritto: Il Gergo del teatro - L'attore italiano di tradizione (Bulzoni, 1986); Ermete Novelli (Guaraldi 1994); Fa-Re teatro nella scuola (Armando, 1998); Argante, Bea e gli altri (Armando, 1998). Finalista e menzionata in alcuni concorsi di letteratura per l’infanzia, è vincitrice del premio Il racconto del nonno 2001 con la fiaba Artemisia e il tesoro delle fate. La sua più recente opera è La spirale magica (Armando, 2003) finalista al premio Colette Rosselli 2005.  


Lessico Interculturale (edizioni EMI)

Teatro

Rientra fra le forme espressive che meglio afferiscono all’interculturalità. Attraverso il teatro è possibile percepire come ogni popolo interpreti interrogativi  ed inquietudini universali.

Riveste, inoltre, una grande  importanza non solo come fruizione, ma anche in quanto esplicazione della metodologia di animazione . Le possibili modalità di drammatizzazione richiedono, infatti, un’integrazione di diversi linguaggi (motorio, mimico, gestuale, musicale, grafico-pittorico, linguistico), per cui il fare teatro risulta estremamente funzionale all’acquisizione delle tecniche della comunicazione e, in più, all’instaurazione di un effettivo clima di cooperazione in vista di un obiettivo comune.

In ambito scolastico trova attuazione  nell’attività laboratoriale che – come recita la recente CM n.29 del 5 marzo 2004 -   “costituisce in generale una metodologia didattica da promuovere e sviluppare nei diversi momenti ed articolazioni del percorso formativo e da ricomprendere in un quadro didattico e organizzativo unitario. Essa, in particolare, viene assunta quale modalità operativa necessaria per la realizzazione di interventi su gruppi elettivi, dio compito o di livello finalizzati al consolidamento  e alla personalizzazione degli apprendimenti”, per cui sviluppa interessanti sinergie con gli obiettivi specifici dell’educazione interculturale.

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Aggiornato il: 22-11-06 .